La Maya Desnuda e la Maya Vestida

Tra il 1790 e i primi anni del 1800, Francisco Goya, realizzò due delle sue opere più celebri: due dipinti ad olio denominati la Maya Vestida e la Maya Desnuda.

Non si sa con precisione chi questi quadri raffigurino, esiste solo l’ipotesi che possa essere, data la somiglianza, la Duchessa de Alba.

Goya, a quel tempo era un precursore “coraggioso” del nudo femminile nell’arte. Coraggioso perché in quel periodo, in Spagna, le immagini di nudo erano proibite dalla Chiesa e punite dall’Inquisizione.

Si arrivò al punto che nel XVIII secolo, due Re spagnoli, mandarono al rogo tutti i nudi presenti nelle collezioni reali.

Questi due dipinti, sopravvissuti, ad oggi sono conservati al Museo del Prado di Madrid.

Dal 1976 fino al decennio successivo, Helmut Newton, rivoluzionò il concetto di foto di moda con White Women, suo primo libro monografico che gli valse il prestigioso Kodak Photo Book Award.

Si tratta di 84 immagini a colori e in bianco e nero, in cui per la prima volta il nudo e l’erotismo entrano nel mondo della moda.

Fotografie innovative e provocanti che testimoniano la trasformazione del ruolo della donna nella società occidentale.

Visioni che trovano spunto anche nella storia dell’arte, in particolare nella Maya Desnuda e nella Maya Vestida di Goya.

Oggi, anno domini 2017, ormai tutto è scontato e tutto è “gia stato fatto”. Riceviamo da ogni angolo stimoli visivi per immagini che rallentano e forse offuscano il nostro modo di vedere e di creare.

Ad oggi ho voluto rivisitare per una terza volta i due dipinti di Francisco Goya, questa volta con un uomo, questa volta in movimento.

La rappresentazione del movimento del muscolo umano, della tensione durante uno sforzo fisico. Non come si può immaginare con un body builder, ma bensì con uno sport a me affine e che più volte ho potuto immortalare: Downhill MTB.

Rider: Vanni Oddera

Location: Monte beigua