Questo è uno shooting bagnato

Pur essendo nato a Genova, il mare non è esattamente il mio elemento. Sono più a mio agio in cima ad una montagna o in mezzo ad una foresta.

Mio cugino pratica vela ad alto livello; decido quindi di andare a fotografarlo e fare questa nuova esperienza fuori dalla mia confort zone.

16 Dicembre 2017, ore 9.00 del mattino, 10 °C, vento quanto basta.

Yacht Club Italiano, allenamento: salgo in barca con la loro allenatrice Anna.

La barca non è una barca bensì un gommone, un gommone bagnato per intenderci! Uno di quelli dove sei più esposto alle intemperie.

Anna, una di quelle donne che vedi nei film, tutta d’un pezzo, esperta in quel che fa; mi da l’idea di essere il tipo di donna che non te le manda a dire, senza peli sulla lingua.

Gli equipaggi in allenamento sono 4: due esperti, due meno.

Appena usciti dalla diga foranea mi rendo subito conto che la situazione da me immaginata era del tutto ottimistica.

Le precauzioni prese si rivelano all’altezza, sia per me che per la macchina fotografica: copertura anti acqua e nastro isolante; niente di più. Per me, tenuta da sci.

Effettivamente credo di sembrare un pò ridicolo alla vista.

 

 

Non ho mai fotografato in queste condizioni. Al freddo, sotto la neve, sotto la pioggia… ok. Ma neve e pioggia vengono sempre dall’alto, mai dal basso.

Potevo solo immaginare prima di oggi, a che livello si potesse ballare e quanto ci si potesse bagnare.

Non lesino sulle foto, scatto a raffica, vento freddo, spazio di manovra praticamente nullo, continue secchiate d’acqua su di me e sull’attrezzatura.

Dopo un pò che ne prendo inizio a prevederle, a capire da che lato arriverà l’onda in base alla nostra posizione ed alla direzione del vento.

Mantenere la composizione è la cosa più difficile; il mare si muove, la barca si muove, il gommone si muove, io mi muovo.

Anna è gentilissima, asseconda ogni mia richiesta. Ogni volta che un equipaggio scuffia, lei accende 2 sigarette: una le vola via, una cerca di fumarla, poi perde anche quella.

Mentre fotografo ho acqua ovunque, ho la barba fradicia, gelata, le mani zuppe, anch’esse gelate, guanti e cappello come se non esistessero.

Nonostante tutto, nonostante il freddo, l’acqua, i vestiti bagnati, l’attrezzatura a rischio, nonostante questo mi rendo conto di fare davvero il lavoro più bello del mondo.

Lorenzo Refrigeri